Scheda approfondimento
Dopo un iniziale fervore per le battaglie futuriste, Paulucci si avvicina alla scuola casoratiana che ne indirizza in parte gli esordi, ma la sua personalità acuta e aperta, rivolta alla modernità nascente, lo espose ad una serie di attività tra le quali quella di critico per la rivista “Casa Bella” e successivamente di arredatore, scenografo e costumista. La sua pittura da una primissima fase in cui permangono echi degli insegnamenti ricevuti dai pittori liguri, si stempera in progressiva materia lievissima che lo porta a prediligere impasti leggeri, con toni chiari e vaporosi alla Dufy, rimeditati durante i soggiorni a Parigi nel ’28 e che da lì, a breve, segneranno l’esperienza con il gruppo dei Sei Pittori di Torino, con Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi e Francesco Menzio. In Paulucci si radica un modo di affrontare la pittura, del quale la Marina è un’evidente testimonianza dell’importanza accordata al colore. I modelli di Cézanne, di Matisse e di Marquet sono evidenti nelle pitture caratterizzate dall’impianto sciolto e rapido della pennellata che sostanziano principalmente la produzione dei guazzi, non certo secondaria in Paulucci e può ben rivestire, come notò Marco Rosci, la misura di “…metro-campione su cui verificare costanti e varianti dal 1927 ad oggi, e il confronto impegnativo, e per ciò stesso meno immediato, più laborioso (…), con vari momenti e stagioni culturali, da “Novecento” all’espressionismo astratto”.